EPITROCLEITE

L’epitrocleite è conosciuta anche come gomito del golfista ed è una patologia da sovraccarico a livello dell’epitroclea, cioè della parte interna del gomito. In questa zona si inseriscono i muscoli flessori del polso e delle dita. I tendini più interessati sono quelli del flessore radiale del carpo e del pronatore rotondo. Questa patologia è molto meno frequente dell’epicondilite o gomito del tennista che coinvolge invece la parte esterna del gomito.

Le patologie di questo tipo sono causate spesso da un sovraccarico tendineo[1], cioè un’attività superiore a quella a cui il nostro corpo è abituato. Per questo motivo è importante imparare come gestire il carico per aumentarlo in modo graduale e sicuro, affidandosi a professionisti in grado di risolvere il problema e permettere il ritorno alle normali attività senza dolore.

 

Sintomi tipici

I sintomi che caratterizzano questa patologia sono:

  • Dolore nella zona dell’epicondilo mediale, cioè nella parte interna, del gomito con possibile irradiazione sull’avambraccio;
  • Dolore soprattutto nelle attività di lancio overhead, cioè sopra la testa;
  • Dolore nelle attività in flessione di gomito e pronazione di avambraccio, ossia con il palmo della mano rivolto verso il basso;
  • Dolore e riduzione della forza nelle attività di prensione.

 

Cause e fattori di rischio

L’epitrocleite è più frequente nelle donne, con un picco per la popolazione tra i 40 e i 60 anni. Inoltre è più comune avere questo problema all’arto dominante, in soggetti con BMI (indice di massa corporea) >30 e in associazione a disturbi della spalla o del rachide cervicale[2].

I fattori di rischio per lo sviluppo di epitrocleite sono[3]:

  • Movimentazione di carichi superiori ai 20kg almeno 10 volte al giorno;
  • Movimenti ripetitivi della mano o del braccio per più di due ore al giorno con oggetti del peso maggiore di 1kg;
  • Esecuzione di movimenti di precisione che richiedano flessione o torsione delle mani con le braccia sollevate davanti al corpo;
  • Esposizione alle vibrazioni.

Inoltre si è vista la correlazione tra questa patologia e alcuni gruppi di lavoratori: operatori forestali, addetti al montaggio dei tubi di gas ed acqua, macellai ed imballatori. In questi lavori infatti si svolgono attività ripetitive e movimentazione di carichi pesanti.

Anche i fattori psicosociali possono influenzare l’andamento della patologia. Infatti uno stato di ansia o stress influisce sulla percezione del dolore; inoltre le condizioni di lavoro sono un aspetto importante da tenere in considerazione. Uno scarso controllo del lavoro, cioè l’impossibilità di fare delle pause quando necessario o di variare i movimenti, e uno scarso supporto sociale causano una situazione di stress fisico e mentale, e possono prolungare il periodo necessario alla risoluzione dei sintomi.

L’epitrocleite è conosciuta anche come gomito del golfista poiché sembra essere correlata a questo sport. Soprattutto i principianti sembrerebbero essere più esposti allo sviluppo di epitrocleite, a causa di un’eccessività attività del pronatore rotondo al momento dello swing[4].

 

Diagnosi funzionale

Il compito del fisioterapista non è fare diagnosi, ma stabilire il programma terapeutico adatto ad ogni soggetto per risolvere il problema. Per decidere un programma riabilitativo individualizzato è necessario svolgere un’accurata anamnesi e una dettagliata valutazione funzionale. È importante rivolgersi a fisioterapisti adeguatamente formati in grado di discriminare i casi in cui è necessario l’intervento medico per un eventuale trattamento farmacologico o per approfondimenti diagnostici.

La diagnosi di epitrocleite si basa sulla storia clinica (segni, sintomi, fattori di rischio…) e sull’esame fisico attraverso test specifici di provocazione del dolore. Inoltre è importante valutare anche altri distretti come la colonna vertebrale e tutto l’arto superiore, infatti spesso l’epitrocleite è associata ad altri disturbi muscoloscheletrici.

 

Ruolo dell’imaging

È importante sottolineare che l’attuale ricerca scientifica non supporta l’utilizzo delle tecniche di imaging, (radiografia, ecografia, risonanza magnetica…) per fare diagnosi di epitrocleite, per determinarne il trattamento o per valutarne i miglioramenti. Infatti il ricorso all’imaging è necessario solo per escludere patologie più gravi o per necessità di tipo chirurgico nel caso il trattamento conservativo non abbia portato alla completa risoluzione dei sintomi.

La scelta di non sottoporre ogni paziente ad imaging deriva dalla consapevolezza che anche nel 50% dei soggetti asintomatici sono presenti alterazioni all’ecografia o alla risonanza magnetica. Non sempre ciò che si vede nei referti degli esami diagnostici è la causa del dolore e questo sottolinea l’importanza della valutazione clinica. Inoltre dopo la risoluzione dei sintomi possono rimanere alterazioni all’esame ecografico o di risonanza magnetica, ciò esclude il ricorso all’imaging per valutare l’efficacia del trattamento.

 

Trattamento

Il trattamento dell’epitrocleite è diverso per ogni soggetto, ma in linea generale si può dividere in due fasi:

  • La prima fase è quella acuta, nei primi giorni dalla comparsa del sintomo, in questa fase lo scopo è la riduzione del sintomo. Per questo motivo è consigliabile stare a riposo, utilizzare il ghiaccio, la terapia manuale e le terapie fisiche (cryotermoshock, laserterapia, tecarterapia, lympha therapy…).
  • Lo scopo della seconda fase invece è il ritorno al carico e alle attività funzionali, per questo motivo è importante iniziare il lavoro attivo tramite gli esercizi. Per evitare che il dolore si ripresenti la parte di esercizio è fondamentale. Infatti alcuni studi hanno dimostrato la presenza di alterazioni motorie, come riduzione della forza, deficit del controllo motorio e cambiamenti strutturali muscolari, nei soggetti con epitrocleite. Per deficit del controllo motorio si intende una diminuita percezione del corpo nello spazio, modifiche posturali, ridotti tempi di reazione ed un timing errato di attivazione muscolare, cioè i muscoli si contraggono qualche millisecondo dopo rispetto a quando dovrebbero. Queste alterazioni rimangono anche dopo la scomparsa del dolore, per questo l’esercizio è la parte fondamentale del trattamento poiché risolve la causa del dolore.

Vista l’associazione dell’epitrocleite con altri disturbi muscoloscheletrici è importante svolgere un trattamento globale, senza limitarsi al gomito. Questo trattamento sarà sempre individualizzato e basato su quanto riscontrato alla valutazione funzionale.

Nei video puoi vedere alcuni esercizi specifici per l’epitrocleite.

 

 

 

Bibliografia

[1] J L Cook C R Purdam. Is Tendon Pathology a Continuum? A Pathology Model to Explain the Clinical Presentation of Load-Induced Tendinopathy. Br J Sports Med. 2009 Jun;43(6):409-16.

doi: 10.1136/bjsm.2008.051193. Epub 2008 Sep 23. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18812414/?from_term=tendinopathy+AND+cook+2009&from_pos=2

 

[2] Shiri R, Viikari-Juntura E. Lateral and medial epicondylitis: role of occupational factors. Best Pract Res Clin Rheumatol. 2011 Feb;25(1):43-57. doi: 10.1016/j.berh.2011.01.013. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21663849

 

[3] Van Rijn RM et al. Associations between work-related factors and specific disorders at the elbow: a systematic literature review. Rheumatology (Oxford). 2009 May;48(5):528-36. doi: 10.1093/rheumatology/kep013. Epub 2009 Feb 17.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19224937

 

[4] Farber et al. Elecrtomyographic Analysis of Forearm Muscles in Professional and Amateur Golfers. Am J Sports Med. 2009 Feb;37(2):396-401. doi: 10.1177/0363546508325154. Epub 2008 Nov 20. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19022991/?from_term=farber+2009+AND+elbow&from_pos=1