GOMITO DEL TENNISTA

Il gomito del tennista, conosciuto anche come epicondilite o tendinopatia laterale di gomito, è una problematica molto diffusa e di difficile risoluzione. È una patologia da sovraccarico a livello dell’epicondilo, ovvero della parte esterna del gomito. In questa zona si inseriscono i tendini dei muscoli che decorrono sulla parte esterna del nostro avambraccio che servono ad estendere il polso e le dita. In caso di tendinopatia laterale di gomito i muscoli più coinvolti sono l’estensore radiale breve del carpo e l’estensore comune delle dita.

Come tutte le tendinopatie la causa principale di insorgenza è un’alterazione del carico[1], cioè lo svolgimento di attività a cui il tuo corpo non è abituato o di attività abituali per un tempo maggiore o un’intensità maggiore. Nel caso dei tennisti ad esempio se un atleta è abituato ad allenarsi per 2 ore tre volte a settimana ed inizia ad allenarsi tutti i giorni per due ore sta aumentando in modo improvviso il suo carico e rischia di sviluppare patologie da sovraccarico. Ciò accade non perché sta facendo un’attività che non è adatta, ma perché la dose non è adatta. Bisogna abituare il corpo ad un aumento graduale del carico.

 

Sintomi tipici

In presenza di gomito del tennista i sintomi tipici sono:

  • Dolore nella zona dell’epicondilo laterale del gomito con possibile irradiazione sull’avambraccio;
  • Dolore nell’estensione del polso e difficoltà nel sollevare oggetti, specialmente col braccio esteso e pronato, cioè col palmo della mano rivolto verso il basso;
  • Dolore e riduzione della forza nelle attività di prensione.

Il dolore spesso è maggiore all’inizio dell’allenamento o della partita per poi diminuire una volta “caldi” e tornare in modo più intenso dopo l’attività o il giorno successivo. Ciò rende più complessa la gestione del carico, che non deve basarsi esclusivamente sul sintomo dolore e soprattutto non solo sul dolore durante l’attività. È importante infatti considerare l’aumento del sintomo anche il giorno successivo all’attività.

 

Cause e fattori di rischio

Come si evince dal nome è presente una correlazione tra gomito del tennista e sport, in particolare il 40%-50% dei tennisti soffre almeno una volta nella sua carriera di questa patologia[2]. I fattori da tenere in considerazione nei tennisti sono l’età, il tempo di gioco totale e il livello di abilità, si è visto infatti attraverso studi scientifici che i principianti sono più esposti dei professionisti. Questo sembra causato dall’errata esecuzione del gesto del rovescio che spesso dai principianti viene svolto con il polso in posizione di flessione maggiore rispetto all’ideale durante l’impatto della pallina sulla racchetta. Altri fattori che sembrano avere un ruolo nell’insorgenza del gomito del tennista sono: un’errata impugnatura della racchetta, un cattivo ammortizzamento della racchetta e la debolezza muscolare dell’arto superiore.

Il gomito del tennista è più frequente nelle donne e la sua prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età con un picco per la popolazione tra i 40 e i 60 anni. Inoltre è più comune avere questo problema all’arto dominante, in soggetti con BMI>30 e in associazione a disturbi della spalla o del rachide cervicale[3].

 

Diagnosi funzionale

In primo luogo vorrei specificare che non è compito del fisioterapista fare diagnosi. Il fisioterapista può vedere il paziente senza prescrizione medica e attraverso l’anamnesi e la valutazione funzionale è in grado di stabilire il programma terapeutico adatto ad ogni soggetto per risolvere i sintomi. È importante rivolgersi a professionisti in grado di discriminare i casi in cui è necessario l’intervento medico per un eventuale trattamento farmacologico o per approfondimenti diagnostici.

La diagnosi di gomito del tennista si basa sulla storia clinica (segni, sintomi, fattori di rischio…) e sull’esame fisico attraverso test specifici di provocazione del dolore[2;3].

Visto che questa patologia è spesso associata ad altri disturbi muscoloscheletrici è importante valutare non solo il gomito, ma anche polso e mano, spalla, torace, colonna cervicale ed in generale tutta la colonna vertebrale.

 

Ruolo dell’imaging

Spesso in caso di problematiche muscoloscheletriche si ricorre all’imaging (radiografie, ecografie, risonanze magnetiche…). Nel caso del gomito del tennista è importante sapere che segni di alterazione delle strutture sono presenti nei referti di ultrasuoni o risonanza magnetica del 50% dei soggetti asintomatici nella fascia di età tra i 40 e i 60 anni. Come per altre patologie infatti vi è mancanza di correlazione tra la gravità dei sintomi e ciò che si vede all’imaging. Inoltre spesso anche dopo la risoluzione dei sintomi possono rimanere alterazioni all’esame ecografico o di risonanza magnetica[2]. Per questo in base agli studi scientifici presenti attualmente non è necessario svolgere esami di imaging per fare diagnosi, per determinare il trattamento o per valutare i miglioramenti. L’esecuzione di ecografia, risonanza o radiografia è utile solo per escludere patologie più gravi in caso di trauma o dolore persistente nonostante il trattamento conservativo o per necessità di tipo chirurgico qualora sia necessario l’intervento chirurgico.

 

Trattamento

Il trattamento del gomito del tennista è diverso per ogni soggetto[4], ma in linea generale si può dividere in due fasi:

  • La prima fase è quella acuta, nei primi giorni dalla comparsa del sintomo, in cui è consigliabile effettuare riposo e crioterapia, cioè l’applicazione di ghiaccio sulla zona senza mai superare i 20 minuti consecutivi. Nella prima fase lo scopo è la riduzione del sintomo, per questo motivo si possono utilizzare la terapia manuale e le terapie fisiche (cryotermoshock, laserterapia, tecarterapia, lympha therapy…).
  • Nella seconda fase bisogna iniziare ad inserire esercizi attivi, fare un’attenta valutazione di tutto il distretto interessato e valutare il graduale ritorno in campo. La parte di esercizio terapeutico è molto importante, infatti si è visto attraverso studi scientifici che l’epicondilite è associata anche ad alterazioni del sistema motorio: riduzione della forza, deficit del controllo motorio e alterazioni strutturali muscolari. Per deficit del controllo motorio si intende una diminuita percezione del corpo nello spazio, alterazioni posturali, ridotti tempi di reazione ed un timing errato di attivazione muscolare, cioè i muscoli si attivano qualche millisecondo dopo rispetto a quando dovrebbero. Queste alterazioni rimangono anche dopo la scomparsa del dolore[2], per questo è importante intervenire con l’esercizio in modo da risolvere la causa del dolore ed evitare che si ripresenti.

È consigliabile allenare tutto il corpo senza limitarsi al gomito, in relazione a quanto emerso dalla valutazione funzionale.

Nei video puoi vedere alcuni esercizi specifici per l’epicondilite.

 

Ritorno in campo

Per il ritorno in campo è importante effettuare un lavoro con carico graduale, cioè incrementare tempi ed intensità di lavoro massimo del 10% da una settimana all’altra.

Inoltre sembra essere necessario:

  • Ridurre la tensione delle corde della racchetta e aumentarla gradualmente nel tempo.
  • Utilizzare l’apposito gommino ammortizzatore per ridurre le vibrazioni trasmesse dalla racchetta al polso.
  • Adattare la misura dell’impugnatura alla propria mano. Infatti impugnature troppo grandi creano maggiore stress e fatica per riuscire a tenere la racchetta senza farsela scivolare, mentre impugnature troppo piccole obbligano ad una maggiore presa con aumentato lavoro muscolare. Ci sono due metodi per valutare la corretta dimensione dell’impugnatura:
  1. Con la mano stretta attorno alla racchetta in una presa ottimale c’è lo spazio di un dito tra le unghie e il palmo della mano;
  2. La misura tra il primo dei solchi palmari e l’apice dell’anulare deve essere uguale alla misura dell’impugnatura.
  • Correggere il gesto del rovescio, infatti un gesto eseguito scorrettamente colpendo la palla in ritardo, col polso in eccessiva flessione e in modo non fluido sembra essere tra le cause di insorgenza del gomito del tennista. Per questo motivo è importante rivolgersi ad istruttori in grado di correggere il gesto tecnico per colpire la palla davanti al corpo e nella posizione corretta.

 

Utilizzo di tutori e taping

L’utilizzo di ortesi o taping potrebbe essere utile nel primo periodo per lavorare sulla riduzione del sintomo e tornare prima in campo. Infatti attraverso questi ausili sembra esserci una diminuzione del dolore e un aumento di forza della presa[5;6]. In ogni caso è importante gestire correttamente la gradualità del carico.

Ovviamente il tutore o il taping da soli non sono sufficienti a risolvere il problema, ma devono far parte di un più ampio trattamento fisioterapico personalizzato per ogni soggetto. Non siamo tutti uguali!

 

Bibliografia

[1] J L Cook C R Purdam. Is Tendon Pathology a Continuum? A Pathology Model to Explain the Clinical Presentation of Load-Induced Tendinopathy. Br J Sports Med. 2009 Jun;43(6):409-16.

doi: 10.1136/bjsm.2008.051193. Epub 2008 Sep 23. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18812414/?from_term=tendinopathy+AND+cook+2009&from_pos=2

 

[2] Bisset LM, Vicenzino B. Physiotherapy management of lateral epicondylalgia. J Physiother. 2015 Oct;61(4):174-81. doi: 10.1016/j.jphys.2015.07.015. Epub 2015 Sep 8.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26361816

 

[3] Shiri R, Viikari-Juntura E. Lateral and medial epicondylitis: role of occupational factors. Best Pract Res Clin Rheumatol. 2011 Feb;25(1):43-57. doi: 10.1016/j.berh.2011.01.013. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21663849

 

[4] Coombes BK et al. Management of Lateral Elbow Tendinopathy: One Size Does Not Fit All. J Orthop Sports Phys Ther. 2015 Nov;45(11):938-49. doi: 10.2519/jospt.2015.5841. Epub 2015 Sep 17. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26381484/?from_term=elbow+AND+coombes&from_pos=1

 

[5] George CE et al. Sticking to the Facts: A Systematic Review of the Effects of Therapeutic Tape in Lateral Epicondylalgia Phys Ther Sport. 2019 Nov;40:117-127. doi: 10.1016/j.ptsp.2019.08.011. Epub 2019 Aug 27. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31518778/?from_single_result=epicondylalgia+AND+george+2019&expanded_search_query=epicondylalgia+AND+george+2019#affiliation-4

 

[6] Kroslak M et al. counterforce Bracing of Lateral Epicondylitis: A Prospective, Randomized, Double-Blinded, Placebo-Controlled Clinical Trial. J Shoulder Elbow Surg. 2019 Feb;28(2):2888-295. Doi: 10.1016/j.jse.2018.10.002. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30658774/