MENISCHI

“TI SPEZZO I MENISCHI” cit. Lino Banfi

Cosa sono i menischi?

I menischi sono due strutture fibro-cartilaginee dalla forma di “C” contrapposte.

Sono collocati tra i condili femorali e il piatto tibiale, denominati in base alla loro posizione mediale e laterale all’interno dell’articolazione.

Il menisco laterale risulta il più piccolo ed ha una struttura a ferro di cavallo, mentre il mediale, più grande, presenta una struttura semilunare meno ampia.

I loro estremi anteriori e posteriori, spesso sede di rotture, sono denominati “corni”.

Quale funzione hanno i menischi?

I menischi sono strutture morbide interposte tra due elementi ossei, ovvero femore e tibia.

Le due principali funzioni sono quella di dare una miglior congruenza e stabilità tra le superfici ossee e di fungere da ammortizzatori favorendo una buona capacità di sopportazione alle sollecitazioni biomeccaniche alle quali il ginocchio è sottoposto quotidianamente.

Quali sono le tipologie di rottura meniscale?

Le lesioni meniscali possono essere di diverso tipo e vengono classificate in relazione al tipo di incisione e/o in base all’orientamento del piano della rottura:

Orizzontale: quando avviene una rottura parziale sul piano orizzontale;

Longitudinale: quando avviene una rottura parziale sul piano longitudinale;

Complessa: quando la rottura interessa sia il piano orizzontale che quello longitudinale;

Radiale: quando avviene una rottura parziale su un piano trasverso;

Manico di secchio: quando avviene una rottura longitudinale ampia del menisco.

La rottura a manico di secchio è la più complessa e può causare blocchi articolari.

Come faccio a sapere se ho rotto il menisco?

Come per la rottura del legamento crociato anteriore, anche per le lesioni meniscali i sintomi possono variare da persona a persona. Durante un episodio distorsivo è possibile avvertire un rumore seguito da dolore e gonfiore infiammatorio locale, che limita l’articolarità del ginocchio, con la possibilità di avere blocchi articolari meccanici.

La valutazione di eventuali danni meniscali richiede, necessariamente, una visita ortopedica specialistica dove test quali il McMurray o il test di Apley forniranno un quadro generale post traumatico. L’ortopedico inoltre può avvalersi di esami strumentali specifici come la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN).

Come viene operato il menisco?

L’operazione meniscale viene eseguita in artroscopia, una tecnica poco invasiva caratterizzata da un accesso articolare mediante l’uso di fori e attrezzature apposite.

In questi fori vengono introdotti una telecamera con torcia, un getto costante di acqua e una pinza utile ad effettuare l’asportazione delle fibre non più parte della struttura del menisco.

L’introduzione di questa tecnica artroscopica ha permesso il superamento delle modalità precedenti, più invasive e spesso caratterizzate da un’asportazione completa del corpo meniscale, controproducente per l’integrità cartilaginea del ginocchio negli anni successivi.

La rottura a “manico di secchio” viene necessariamente suturata al fine di evitare un ripiegamento (slap) su sé stesso del menisco che potrebbe causare un blocco articolare.

 

Dopo quanto posso tornare all’attività?

Pur non essendoci un protocollo standard possiamo affermare che le problematiche meniscali offrono una possibilità di rientro alle attività quotidiane e sportive in un lasso di tempo relativamente breve, rispetto alle problematiche legamentose.

La fase post operatoria è subito caratterizzata dalla fisioterapia mirata ad un recupero passivo graduale dei parametri di flessione ed estensione, e caratterizzata anche da una parte attiva fondamentale per l’attivazione e il recupero muscolare.

Il carico viene inserito gradualmente fin da subito con lo scopo di ripristinare prima possibile un’adeguata stimolazione muscolare e propriocettiva.

Una volta assimilato un buon lavoro di attivazione muscolare e recuperato il corretto schema motorio del cammino, si iniziano ad inserire carichi maggiori e lavori propriocettivi al fine di un completo recupero della forza e della capacità di percezione del corpo nello spazio.

L’ultima fase mira all’inserimento dei gesti sportivi specifici allo sport praticato, con l’obiettivo di un rientro generalmente stimato dopo due mesi dall’intervento.