Ragazzo di 30 anni con lussazione del gomito e frattura del processo coronoideo dell’ulna, conseguente ad una caduta sul braccio teso mentre sciava.
Dopo 3 settimane di gesso gli viene prescritta intensa fisioterapia. Si presenta da noi con difficoltà e dolore nella supinazione, cioè nella rotazione dell’avambraccio che porta il palmo della mano verso l’alto. Nello specifico non riusciva ad arrivare col palmo della mano verso l’alto, ma si fermava con l’avambraccio in posizione obliqua. Inoltre il movimento in flessione ed estensione era molto limitato. Solitamente il range di movimento totale in flesso-estensione è di circa 140°, nel suo caso era di 20°.
Parlando delle attività quotidiane con quella mano il ragazzo non riusciva a bere o mangiare!
Inoltre lui andava spesso ad arrampicare e vorrebbe tornare a farlo il prima possibile.
Obiettivi del trattamento riabilitativo
- Recupero del movimento completo del gomito;
- Rinforzo muscolare;
- Miglioramento della stabilità del gomito;
- Ritorno all’arrampicata.
Trattamento
Il nostro trattamento iniziale è stato di mobilizzazione, trattamento manuale, utilizzo di tecarterapia ed esercizi.
Tecarterapia[1]
Abbiamo utilizzato la tecarterapia per aumentare la vascolarizzazione muscolare, infatti il paziente aveva una rigidità muscolare diffusa, soprattutto al bicipite brachiale. Questa rigidità limitava molto il movimento, soprattutto in estensione. Spesso accade che i muscoli si contraggano in modo eccessivo come meccanismo di protezione. Infatti ad ognuno di noi sarà capitato in presenza di dolore di irrigidirsi e limitare i movimenti per paura di avvertire maggiore dolore.
Trattamento manuale e fasciale[2]
Sempre per diminuire la rigidità muscolare e fasciale abbiamo utilizzato il trattamento manuale ed in particolare il trattamento fasciale. Quando parliamo di fascia intendiamo il tessuto connettivo che circonda i muscoli. Per capire cosa sia la fascia immaginate il pollo crudo quando lo pulite. La fascia è quella parte bianca sottile ed elastica che riveste la carne. La tensione muscolare comporta sempre una tensione anche fasciale, per questo motivo è importante lavorare anche su quest’ultima.
Mobilizzazione
In associazione a questi trattamenti è stata svolta la mobilizzazione. Abbiamo cercato di recuperare il movimento articolare attraverso diverse tecniche. Sono state utilizzate tecniche che sfruttano l’inibizione muscolare che normalmente avviene dopo la contrazione[3]. Per questo motivo si chiede al paziente di contrarre e poi rilasciare il muscolo per guadagnare movimento articolare. Altre tecniche sfruttano i movimenti accessori articolari. Infatti, oltre al movimento visibile, all’interno dell’articolazione avvengono degli scivolamenti tra le diverse ossa. Il fisioterapista può lavorare in modo isolato su questi scivolamenti, oppure può associare gli scivolamenti e il movimento visibile articolare attraverso l’utilizzo di una cinghia[4]. La cinghia serve a mantenere lo scivolamento mentre il soggetto effettua il movimento.
Esercizi
Già dalle prime sedute sono stati inseriti degli esercizi da svolgere in studio con noi, ma anche in autonomia a casa. Gli esercizi proposti sono stati di mobilizzazione, di rinforzo e di propriocezione per migliorare la stabilità.
Risultati
Dopo un mese di trattamento, cioè 10 sedute, il soggetto ha ripreso la mobilità quasi completa, con ancora un leggero limite in flessione ed estensione. Il movimento totale è di circa 120°. Dopo un buon riscaldamento riesce ad arrivare a toccare la spalla con la mano e all’estensione quasi completa. Non ha più nessuna limitazione nelle attività della vita quotidiana, ma il trattamento non è concluso in quanto il movimento articolare e la forza non sono ancora sufficienti per tornare ad arrampicare.
Il trattamento dopo un infortunio come il suo è di circa 3 mesi, nel suo caso dopo il primo mese siamo arrivati ad un ottimo risultato, ma bisognerà lavorare ancora.
Continueremo il trattamento con l’obiettivo di recuperare il completo movimento articolare e la forza per tornare ad arrampicare. In questa fase del trattamento saranno predilette le tecniche di trattamento manuale e gli esercizi. È importante inserire esercizi specifici che lo aiutino al ritorno all’arrampicata.
Bibliografia
[1] Clijsen, R., Leoni, D., Schneebeli, A., Cescon, C., Soldini, E., Li, L., & Barbero, M. (2019). Does the Application of Tecar Therapy Affect Temperature and Perfusion of Skin and Muscle Microcirculation? A Pilot Feasibility Study on Healthy Subjects. The Journal of Alternative and Complementary Medicine. doi:10.1089/acm.2019.0165
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7044785/
[2] McKenney, K., Elder, A. S., Elder, C., & Hutchins, A. (2013). Myofascial Release as a Treatment for Orthopaedic Conditions: A Systematic Review. Journal of Athletic Training, 48(4), 522–527. doi:10.4085/1062-6050-48.3.17
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23725488/?from_term=myofascial+release&from_pos=1
[3] Thomas E. et al.. The efficacy of muscle energy techniques in symptomatic and asymptomatic subjects: a systematic review. Chiropr Man Therap. 2019;27:35. Published 2019 Aug 27. doi:10.1186/s12998-019-0258-7
[4] Delgado-Gil JA. et al. Effects of mobilization with movement on pain and range of motion in patients with unilateral shoulder impingement syndrome: a randomized controlled trial. J Manipulative Physiol Ther. 2015;38(4):245‐252. doi:10.1016/j.jmpt.2014.12.008