CLASSIFICAZIONE INFORTUNI – FIFA

Nel gioco del calcio, frequentemente avvengono gli infortuni del distretto della coscia dovuti sia a contusioni per contatto fisico tra giocatori e sia per strappi muscolari in seguito a sprint ed accelerazioni massimali.

Non sorprende che circa il 30% di tutti gli infortuni nel calcio professionale sia collegato al distretto della coscia di cui circa il 13-17% sono strappi degli ischio-crurali (muscoli catena posteriore, ingl. = hamstring) e il 16% sono contusioni.

Classificazione infortuni

Lo studio della UEFA Champions League ha dato una precisa definizione dell’infortunio ovvero: un danno capitato durante una sessione di allenamento od una partita che porta il calciatore a non poter partecipare pienamente agli allenamenti futuri o alle partite.

Per quanto riguarda la gravità degli infortuni, si considerano il numero di giorni di assenza dall’attività. Secondo la UEFA, la severità degli infortuni deve essere categorizzata come segue: minima severità (1-3 giorni di assenza), moderata (4-7 giorni) e severa (>28 giorni).

Il re-infortunio è definito come un danno dello stesso tipo e nella stessa sede anatomica del danno capitato entro 2 mesi dall’ultimo giorno di riabilitazione.

La FC Barcelona (18) ha proposto un modello di classificazione per i muscoli ischio-crurali denominato ‘MLG-R’ che può essere utile per classificare e raggruppare gli infortuni muscolari in categorie con disfunzioni e prognosi simili.

Nella Tabella seguente, è riportato il modello ‘’MLG-R’’ proposto dalla FC Barcelona, e qui il link per la traduzione e la spiegazione della tabella.

Esami strumentali

L’esame ecografico e l’esame tramite la Risonanza Magnetica possono confermare la diagnosi fatta sul campo immediatamente dopo l’incidente.

L’esame ecografico è molto più economico rispetto la RM, ma è un esame operatore-dipendente. D’altra parte, la Risonanza Magnetica è molto più costosa, ma visualizza in modo più accurato i muscoli profondi ed è un esame più sensibile, ovvero identifica correttamente i pazienti con il problema.

Dalle immagini della RM si può anche predire il tempo di ritorno in campo considerando i seguenti fattori:

  • immagine RM conferma la lesione muscolare;
  • lunghezza totale della lesione;
  • distanza tra l’origine muscolare (tuberosità ischiatica in caso di ischio-crurali, spina iliaca antero
  • inferiore/solco sopra l bordo acetabolare in caso di quadricipite femorale) e la fine della lesione muscolare;
  • area di sezione trasversale del muscolo (cross sectional area)

In generale una lesione più larga e/o più lunga è associata con un periodo più lungo di riabilitazione e ritorno in campo

Valutazione clinica ed esame clinico

La raccolta di dati attraverso la descrizione dell’evento e la storia clinica passata del calciatore in combinazione ad un esame fisico accurato è essenziale nell’identificare la diagnosi corretta.

L’anamnesi consiste nella descrizione dell’evento di infortunio. Parlando di strappi muscolari agli ischio-crurali esistono due modi per infortunarsi: uno durante uno sprint a velocità massimale ed uno durante un movimento di allungamento eccessivo della catena posteriore (come nelle calciate alte e le scivolate).

I calciatori riferiscono di un momento improvviso di dolore localizzato e acuto nella parte posteriore della coscia. In caso di re-infortunio è necessario conoscere i trattamenti precedenti in modo da capire il dosaggio del carico di allenamento per il recupero.

È necessario inoltre conoscere i fattori di rischio per prevenire gli infortuni. L’aver subito in passato un infortunio aumenta il fattore di rischio durante l’attività; dalla letteratura è emerso che i giocatori con una storia di infortunio agli ischio-crurali hanno una probabilità più elevata di andare incontro allo stesso infortunio rispetto ai colleghi senza storia clinica.

Un altro fattore di rischio è l’età: i calciatori sotto i 22 anni hanno una probabilità minore rispetto ai di 22-30 anni e rispetto ai giocatori dai 30 anni in su.

Sono determinanti anche la preparazione atletica ed altri fattori contestuali. Scarsa forza generale, squilibri nella forza tra catena posteriore e anteriore (hamstring/quadricipiti), poca elasticità muscolare, scarso riscaldamento prima dell’allenamento/partita, fatica, periodi di sovraccarico di allenamento, scarsa core stability, aspetti biomeccanici e antropometrici e giocare contro avversari di un livello superiore sono stati identificati come possibili fattori di infortunio.

L’esame clinico fornisce importanti informazioni diagnostiche e prognostiche riguardo all’infortunio. Nella valutazione bisogna sempre considerare l’arto non infortunato per poter avere dei parametri finali di riferimento rispetto a quello infortunato.

L’ispezione e la palpazione sono test molto utili quando si valuta un paziente con dolore agli hamstring. Vengono riportate la presenza di ecchimosi e asimmetrie muscolari. Sono palpate la parte prossimale della tuberosità ischiatica, luogo in cui si può provocare dolore soprattutto per chi soffre di tendinopatia prossimale degli ischio-crurali. Chi ha subito un evento più acuto sentirà dolore lungo il muscolo.

La flessibilità degli ischio-crurali viene testata attraverso il SLR (straight leg raise, sia in modo passivo da parte del terapista sia in modo attivo da parte del calciatore).

Il terapista valuta la forza funzionale degli ischio-crurali attraverso un test manuale di massima forza isometrica da prono. Vengono misurate la forza espressa dal giocatore a diversi gradi di flessione del ginocchio e la presenza di dolore.

Quando un calciatore ha una contusione al quadricipite e riesce a flettere il ginocchio a più di 90° significa che ha un grado di infortunio minore con la prognosi di tempo riabilitativo breve. La flessione tra i 45-90° è indice di infortunio di media entità e <45° è indice di infortunio severo con un periodo più lungo di guarigione.

Infine, è importante la valutazione del cammino (effettuata tramite Walker View) all’inizio, a metà del periodo riabilitativo ed a fine periodo per avere dati oggettivi e misurabili della riabilitazione.  La valutazione della corsa viene eseguita quando l’atleta è asintomatico.

Trattamento chirurgico

Per gli infortuni muscolari, il trattamento chirurgico viene raramente considerato come primo intervento di recupero. Esistono però delle condizioni particolari in cui il trattamento chirurgico potrebbe effettivamente essere benefico per infortuni muscolari severi, ad esempio nei casi di avulsione significativa del tendine prossimale degli ischio-crurali, di completo strappo muscolare (grado 3) con pochi o nessun muscolo agonista, di strappo (grado 2) significativo con più di metà del muscolo lesionato o di un grande ematoma intramuscolare.

Spetterà all’equipe medica e allo stesso calciatore la decisione di un trattamento conservativo o chirurgico.

Riabilitazione

L’ obiettivo principale della riabilitazione è quello di riportare in campo il giocatore nelle stesse o nelle migliori condizioni precedenti all’infortunio e di prevenire un eventuale re-infortunio. Si può dividere il processo riabilitativo in fasi (acuta, sub- acuta e funzionale) in base alla capacità del tessuto del calciatore di poter caricare la zona infortunata.

Per la gestione immediata dopo un infortunio è da consigliare il modello PEACE & LOVE. Nella prima fase il tessuto lesionato necessita di PEACE e dopo qualche giorno dall’evento i tessuti necessitano di LOVE con l’inizio del processo riabilitativo.

Nella pratica clinica non esistono delle fasi distinte in cui c’è un netto passaggio da una fase all’altra, sta al terapista valutare la condizione presente dell’atleta e da lì progredire nelle fasi successive.

Fase acuta

L’obiettivo di questa fase è di recuperare il movimento completo di tutta l’articolazione senza dolore e migliorare la circolazione del sistema per eliminare la presenza di possibili edemi. Per raggiungere l’obiettivo, è utile procedere con l’uso della terapia strumentale (soprattutto la crioterapia) e con il movimento in scarico dalla gravità (ALTER-G o attività riabilitativa specifica in piscina)

In questa fase non bisogna sovraccaricare la struttura infortunata, ma comunque si possono eseguire esercizi di rinforzo in isometria, esercizi per il core stability, per l’equilibrio e propriocezione e per il rinforzo della gamba controlaterale.

Fase sub-acuta

In questa fase il giocatore dovrebbe aver ripreso il Range di Movimento (ROM) completo e dovrebbe aver recuperato una buona forza di base dei muscoli infortunati.

Ogni calciatore è fisicamente diverso dagli altri per cui la progressione degli esercizi viene individualizzata. In generale, si scelgono esercizi con enfasi sulle alte ripetizioni e carico basso di lavoro. Proseguendo il percorso riabilitativo, il carico aumenta gradualmente e contemporaneamente scende il numero di ripetizioni; il terapista deve scrupolosamente adeguare il carico di lavoro in base al feedback del giocatore dopo la sessione di allenamento. Si possono introdurre esercizi di condizionamento cardio vascolare attraverso l’uso di cyclette statiche, ellittiche e corse leggere.

Fase funzionale

In questa fase si sviluppano programmi di rinforzo veri e propri e si inserisce il gesto atletico richiesto nella pratica sportiva. Durante questa fase di transizione è fondamentale il dialogo con il preparatore atletico

Vedi qui il link per gli esercizi nelle diverse fasi.

Ritorno a giocare

Il Return to play è un processo di decisione da parte del team medico-tecnico di far ritornare in competizione un giocatore infortunato o ammalato. Nelle società calcistiche di élite, come nella FC Barcelona, vengono usati molti strumenti di alta tecnologia (ad esempio esami ecografici in campo e GPS personali) per monitorare il processo di guarigione del calciatore.

In tutte le altre società calcistiche, vale il principio base di aspettare che l’atleta sia asintomatico e aumentare progressivamente il carico di lavoro.

Le prime 5 partite competitive dopo il ritorno da un infortunio sono considerate come parte del processo di recupero. Il giocatore deve progressivamente acquisire e dimostrare le performance necessarie per il ritorno in campo. È consigliato che il calciatore torni a giocare gradualmente, partecipando in campo le prime volte per un tempo massimo di 30 minuti.

Il processo di guarigione è un processo assolutamente individualizzato per cui è difficile stabilire con esattezza la data di rientro in campo.

Esistono però delle linee guida che funzionano a livello generale seguendo il principio di carico progressivo:

  1. Indipendentemente dal tipo e dal sito di infortunio, è fondamentale seguire il tempo biologico di guarigione
  2. Per ritornare in campo, non devono esserci segni clinici e gli esami strumentali statici e dinamici devono dimostrare una qualità ottimale di guarigione del tessuto
  3. Nei test finali bisogna dimostrare un’alta forza esplosiva soprattutto nella contrazione eccentrica. Per le lesioni da allungamento è suggerito eseguire il SLR in modo balistico ed esplosivo, per le lesioni durante uno sprint è suggerito eseguire corsa ad alta velocità senza sintomi
  4. È necessario lavorare anche sul core e sulla propriocezione durante la riabilitazione. In proporzione, il 70% dovrebbe essere dedicato a questo lavoro, mentre il restante sul caricare la zona infortunata
  5. È necessario utilizzare attrezzature ad alta tecnologia per verificare i parametri di allenamento (ad esempio il GPS o il Walker View). L’atleta deve dimostrare un cammino fisiologico, deve dimostrare parametri normali sport-specifici e senza sintomi e deve dimostrare di poter raggiungere la velocità massima uguale alla sua capacità pre-infortunio.
  6. Il giocatore dovrebbe partecipare ad almeno 5-6 sessioni di allenamento con il team ed i parametri del GPS dovrebbero risultare simili ai parametri pre-infortunio.

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