L’artrosi d’anca (ovvero Osteoartrosi d’anca, OA), insieme a quella del ginocchio, risulta tra le prime cause di disabilità e dolore cronico nel mondo. Questo articolo mira a fornire una guida nella gestione del problema.
L’OA è caratterizzata da dolore correlato all’utilizzo dell’articolazione e/o da limitazioni funzionali. È un disturbo comune delle articolazioni con presenza di perdita localizzata di cartilagine e formazione di nuovo tessuto osseo, osservabili nelle immagini radiografiche.
Sintomi
Di solito i pazienti riferiscono la sensazione di ‘cedimento’ dell’articolazione e la sensazione di ‘ breve rigidità mattutina’. I sintomi peggiorano durante la fine della giornata e si alleviano con il riposo. Sono episodici o variano in severità; comunque sono lenti a cambiare.
Diagnosi
La diagnosi per l’OA si basa sui segni emersi durante la clinica senza includere necessariamente esami strumentali, perché si è constatato che generalmente la gestione iniziale della problematica non cambia in base ai risultati della radiografia.
I fattori di rischio sono l’età avanzata (over 50), il sesso femminile, BMI più alto di 25 e storia familiare di OA. (2)
Trattamento
In passato si pensava che i sintomi fossero dovuti a ‘danni strutturali’ che dovevano essere ‘corretti’ per via chirurgica.
I risultati più recenti in letteratura scientifica, invece, dimostrano che l’OA è una condizione INDIVIDUALE DELLA PERSONA; la salute dell’articolazione dipende sia da fattori bio-psico-sociali (che modulano il processo infiammatorio) sia dalla risposta comportamentale (che innesca la sensazione di dolore e la disabilità) della persona.
Molti pazienti hanno paura che il movimento danneggi ancora di più le articolazioni, per cui tendono ad evitare l’attività fisica. La mancanza di movimento genera di conseguenza una cascata di eventi negativi che impediscono alla persona di ritornare alla normalità. Invece, vale la pena fidarsi della graduale esposizione all’attività fisica perché i risultati della letteratura scientifica dimostrano un effetto positivo nella gestione del problema.
I trattamenti di prima linea proposti dalle line guida sono ESERCIZIO TERAPEUTICO, EDUCAZIONE DEL PAZIENTE E PERDITA DI PESO.
Esercizio terapeutico
Due pazienti su tre affetti da OA al ginocchio e all’anca hanno una o più comorbidità (ad es. ipertensione, diabete tipo 2 e depressione), per cui l’esercizio fisico è fondamentale nel mantenere una buona salute generale e benessere psico-fisico. Gli esercizi proposti possono essere di natura aerobica, di rinforzo muscolare o specifici; bisogna tenere a mente che non esiste una formula unica per tutti i casi di OA. Da un recentissimo articolo (1) è emerso che la supervisione durante l’attività fisica è essenziale sia per correggere eventuali errori sia per far progredire il paziente con esercizi via via più impegnativi.
Per i pazienti che non tollerano i carichi di lavoro durante gli esercizi a terra, si consiglia di eseguire attività in scarico dalla gravità ad esempio esercizi in piscina o attività aerobica sull’ ALTER-G.
La letteratura scientifica raccomanda di praticare attività fisica almeno 2 volte a settimana per almeno 12 sessioni supervisionate (1).
Educazione del paziente
Dalla bibliografia, emerge che l’esercizio terapeutico è molto più efficace e sicuro a procurare sollievo rispetto ai farmaci antidolorifici. I pochi effetti collaterali dell’attività fisica sono indolenzimento muscolare (che passa dopo 2-3 giorni) e ricomparsa temporanea del dolore. Mentre i farmaci antidolorifici sono associati a considerevoli rischi di effetti collaterali che coinvolgono lo stomaco, il fegato ed il sistema cardiovascolare.
Però, quando il paziente si trova in condizione di severo dolore, che gli impedisce di partecipare all’attività fisica, non si esclude l’utilizzo dei farmaci antidolorifici non steroidei (FANS). Una volta diminuiti i sintomi, è necessario ridurre e poi eliminare l’uso farmacologico.
Durante il percorso di attività fisica, ci si può imbattere nella ricomparsa del vecchio dolore (FLARE UP). Questo non è un segno di danno alla cartilagine, ma è il segnale di aver esposto il corpo ad una nuova e/o ripetuta attività fisica. Se ci si allena 2 volte a settimana, i flare up diminuiranno con l’aumentare delle sessioni di allenamento e, nella maggior parte, scompariranno dopo 5-6 settimane.
Perdita di peso
Una modesta perdita di peso del 5% ha un impatto significativo sulla riduzione dei sintomi (1); per cui la dieta risulta una parte importante del piano di trattamento per i pazienti sovrappeso ed obesi.
Altri trattamenti
Per quanto riguarda gli altri trattamenti (soprattutto quelli di modalità ‘passiva’) non devono mai essere utilizzati come trattamenti primari, ma devono essere sempre combinati con l’attività fisica, l’educazione al problema e la perdita di peso (se necessaria).
Prognosi
Dalla letteratura emerge che i benefici dell’attività fisica terapeutica sono mantenuti per almeno 6 mesi dopo la fine del programma. Ovviamente, gli effetti svaniranno quando il paziente non mantiene la soglia minima dell’attività.
L’OA è una condizione dovuta ai normali cambiamenti che si instaurano con il progredire dell’età, un po’ come la comparsa delle rughe sulla faccia. La degenerazione cartilaginea dovuta all’artrosi non sarà mai reversibile, ma la letteratura ci indica che esistono delle strategie, citate sopra, per poter adattarsi ad uno nuovo stile di vita tale da poter godere di un benessere psico-fisico.
Bibliografia
- T. Skou, E.M.Roos Physical therapy for patients with knee and hip osteoarthritis: supervised, active treatment is current best practice Clinical and Experimental Rheumatology 2019
- Zhang W, Doherity M, Peat g et al.: EULAR evidence- based recommendations for the diagnosis of knee osteoarthritis. Ann Rheum Dis 2010; 69:483-89