La spina calcaneare è una sporgenza ossea che si trova a livello del tallone nella zona di inserzione della fascia plantare. Nello specifico con il termine spina calcaneare si intende un’esostosi del calcagno, ovvero una neoformazione benigna dell’osso che si sviluppa nella zona inferiore del tallone (di solito a livello mediale).
Eziopatogenesi
La spina calcaneare si sviluppa in seguito a trazioni ripetute e sollecitazioni esercitate dal tendine d’Achille o dalla fascia plantare sul periostio del calcagno che causano delle microlesioni e favoriscono così la neoformazione di tessuto osseo, ovvero l’esostosi.
Esistono due tipi di spina calcaneare: la spina calcaneare inferiore e la spina calcaneare posteriore. L’elemento che distingue le due condizioni è la localizzazione dell’esostosi sul calcagno. Nella spina calcaneare inferiore essa risiede sulla pianta del piede, al di sotto del calcagno, precisamente a livello del punto d’inserzione della fascia plantare; nella spina calcaneare posteriore l’esostosi risiede nella parte posteriore del calcagno, a livello dell’inserzione del tendine d’Achille.
Cause e fattori di rischio
Le cause della spina calcaneare sono multifattoriali, e vanno indagate tutte, per affrontare la problematica in maniera globale. Tra queste distinguiamo:
- Cause posturali: sono le più frequenti e tra queste si identifica accorciamento della catena muscolare posteriore, accorciamento dei muscoli plantari o dei muscoli del polpaccio che alterano la postura e creano conseguenti disfunzioni di movimento; camminare con un’andatura non corretta comporta un eccessivo stress per il calcagno, per i legamenti in prossimità del calcagno e/o per i nervi che decorrono vicino all’osso calcaneare;
- Cause a carico di muscoli, tendini e legamenti: accorciamento dell’aponeurosi e del legamento longitudinale del piede, stiramenti eccessivi della fascia plantare, infiammazione della fascia plantare e sua conseguente possibile cronicizzazione, lesioni a carico di tendini o muscoli del piede come il tendine d’Achille, strappi ripetuti del periostio del calcagno,
- Cause meccaniche: causa abbastanza frequente con calzature sbagliate e inadatte che non hanno un adeguato supporto e che non permettono una normale cinetica della deambulazione ma al contrario la viziano e creano dei microtraumi;
Più raramente può essere il risultato di patologie metaboliche e di tipo reumatico (come l’artrite reattiva, la spondilite anchilosante o l’iperostosi scheletrica idiopatica diffusa).
Esistono inoltre fattori predisponenti e tra questi rientrano:
- predisposizione anatomica (es. piede piatto, piede cavo, retro-piede valgo ecc.);
- sovrappeso e obesità;
- correre o fare jogging su superficie molto dure;
- stile di vita sedentario;
- attività atletiche intense;
La categoria più a rischio è quella degli sportivi, soprattutto i podisti e i calciatori, a causa dei continui stress meccanici esercitati durante le performance.
Segni e sintomi
La spina calcaneare si sviluppa molto lentamente, quindi può essere inizialmente asintomatica. Infatti, sono tantissimi i pazienti che presentano questa calcificazione senza avere alcun dolore o disagio.
Con il progredire dell’esostosi, il paziente spesso riferisce un dolore acuto e pungente in corrispondenza del calcagno (sull’area di carico) e si manifesta in particolare quando il piede è sotto carico; spesso il paziente è molto specifico nell’individuare l’area dolente, gli spostamenti e le evoluzioni del dolore. Tra le manifestazioni cliniche più comuni vi sono: dolore intermittente o cronico durante la camminata, il jogging, le attività di corsa veloce e nei casi più gravi il dolore compare quando si sta in piedi per tante ore consecutive; senso di indolenzimento a livello dei tessuti che circondano la spina calcaneare; senso di dolore a carico dei tessuti che risiedono attorno alla spina calcaneare. In alcuni casi, la spina calcaneare può provocare gonfiore nella zona interessata e tensione a livello di muscoli e legamenti che può evolvere in un’infiammazione (come fascite plantare e borsite del calcagno).
Diagnosi
La diagnosi clinica consiste in un’accurata visita con il medico specialista il quale condurrà un esame obiettivo e palpatorio che fornirà un’indicazione di massima sull’area interessata e potrà rivelare la presenza di tumefazioni, ispessimenti dello strato cutaneo del tallone e la comparsa di dolore acuto durante presso-palpazione.
La diagnosi strumentale prevede il ricorso alla radiografia, che rimane l’esame più corretto per diagnosticare questa condizione. La radiografia del piede fornisce delle immagini sufficientemente chiare delle ossa del piede e delle anomalie che possono possedere, si può evidenziare tale processo osseo soprattutto nella proiezione laterale. Una risonanza magnetica o un’ecografia danno infine un quadro più approfondito mostrando lo stato dei tessuti molli circostanti (presenza di ematomi, edemi, ispessimenti della fascia plantare o lesioni).
Trattamento
Il trattamento di prima linea è di tipo conservativo (nel 90% dei casi questo approccio ha successo); in caso di fallimento di quest’ultimo l’alternativa è l’intervento chirurgico (circostanza alquanto infrequente).
Il trattamento conservativo non prevede l’eliminazione della spina calcaneare stessa ma lavora sulla risoluzione della sintomatologia dolorosa. Questo prevede un periodo di riposo dalle attività che favoriscono la comparsa del dolore, somministrazione di farmaci antidolorifici per mano medica e la presa in carico da parte di fisioterapisti competenti e specializzati.
La spina calcaneare è l’espressione del mal funzionamento non solo del piede ma anche della postura e del movimento dell’intero corpo. Ogni paziente va inquadrato nella sua globalità, in relazione all’età, allo stile di vita e allo sport praticato. Il fisioterapista dopo un’attenta valutazione programmerà un piano di trattamento volto al controllo del dolore e dell’infiammazione, in primis, e al recupero funzionale in seconda battuta. Sarà necessario il ricorso alla terapia manuale e alla terapia fisica (tecarterapia, laser, onde d’urto) associate a una rieducazione posturale e del cammino tramite esercizi attivi e l’uso del tapis roulant anti-gravitazionaleconosciuto con il nome di Alter-G. Gli esercizi saranno specifici per ogni persona e avranno l’obiettivo di lavorare sull’allungamento muscolare, sul potenziamento dei muscoli dell’arto inferiore e sul miglioramento della postura; il tapis roulant anti-gravitazionale servirà a ridurre la condizione di carico che esacerba la sintomatologia e sarà d’aiuto nella rieducazione del cammino e nella ripresa dell’attività sportiva.
Tra le terapie conservative oggi risultano molto efficaci anche le infiltrazioni di cortisone o infiltrazioni di medicina rigenerativa con plasma ricco di piastrine o con le cellule di grasso prelevato dal paziente stesso.
Prevenzione
I fisioterapisti giocano un ruolo importante nell’educazione del paziente. Consigliano comportamenti da seguire per migliorare la sintomatologia, evitare un peggioramento della stessa e prevenire questa condizione.