IL PROCESSO DELL’AGGRESSIONE

Quando parliamo di aggressione, ci riferiamo ad un’interazione che coinvolge due persone:

  • L’aggressore che mette in atto un comportamento volutamente lesivo nei confronti di un’altra persona.
  • La vittima che subisce l’atto aggressivo.

L’aggressione è un processo complesso, poiché nasce prima della messa in atto del comportamento aggressivo o della violenza e si sviluppa nella mente dell’aggressore che successivamente, inizia a porsi domande, ad avere pensieri e fantasie sulla sua vittima. Nel processo di aggressione, l’aggressore sceglie una specifica persona tra tante e la travolgerà con la sua aggressività facendola diventare la vittima prescelta.

La vittima, che non decide di essere tale, viene investita dall’emozionalità dell’aggressione ancor prima che l’aggressore agisca.

Le dinamiche delle violenze sono molteplici anche a seconda di chi le mette in atto. Violenze da parte dei partner e violenze da non partner si distinguono tra loro.

Per le violenze da parte dei non partner, bisogna osservare i luoghi dove sono avvenute le violenze, il periodo, le relazioni della vittima e l’intervento di altre persone. Mentre, per le violenze da parte dei partner l’attenzione si focalizza sugli eventi scatenanti.

Dati sulle violenze alle donne

I dati sulle aggressioni ci mettono di fronte a dati sconcertanti che ci fanno capire che le vittime più frequenti sono le donne.

La maggior parte delle violenze da partner si verificano in casa, quelle da parte di non partner avvengono, oltre che in casa, anche in strada, nei luoghi pubblici e sul lavoro.

La maggior parte delle volte l’aggressore era sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti nel 23,1% dei casi delle violenze da partner e nel 17,1% dei casi in cui si tratti di violenza da non partner.

L’uso di armi durante l’episodio di violenza riguarda il 4,5% delle violenze da partner (il 7% circa in caso di violenza sessuale) e il 3,5% di quelle commesse da parte di altri uomini. Per queste ultime al contrario è più elevata la presenza di armi nelle circostanze della violenza fisica (7,4%).

Il 31,5% delle donne tra 16-70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Il 24,7% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner, il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro.

Le donne subiscono minacce, vengono spintonate o strattonate, sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi. Talvolta, vengono colpite con oggetti che possono fare male. Meno frequenti le forme più gravi come il tentato strangolamento, l’ustione, il soffocamento e la minaccia o l’uso di armi.

Tra le donne che hanno subito violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%). Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici.  Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali.

Reazioni della vittima durante un’aggressione o violenza

Ancor prima dell’aggressione, vittima e aggressore iniziano ad instaurare una relazione, che incomincia spesso con il contatto visivo, quando l’aggressore sceglie la sua preda. L’aggressore sceglie la sua vittima che diventa tale quando inizia ad essere seguita e ad essere trattata da preda.

Il sistema corpo-mente della vittima inizia a reagire e la vittima inizia a percepire una situazione pericolosa e la paura aumenta. La paura, se utilizzata adeguatamente, diventa fondamentale per poter gestire una situazione e per salvarsi.

Al momento dell’aggressione, la vittima prova ad urlare, ma spesso la voce non esce, prova a divincolarsi, ma il suo corpo risulta paralizzato e la paura diventa panico e la situazione diventa ingestibile ed incontrollabile.

Le reazioni alla violenza possono attivare due sistemi:

  • Sistema di freezing: strategia di adattamento che coinvolge l’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico. Quando aumenta la paura e la situazione diventa incontrollabile, si attiva il sistema di freezing, bloccandoci. In questo caso, si ha la sensazione che quello che sta succedendo non sia reale o si vedono le cose al di fuori del proprio corpo. Queste tecniche dissociative ci permettono di sopportare meglio il dolore fisico e psichico.
  • Sistema di “attacco/fuga”: la vittima cerca di difendersi o di fuggire dal suo aggressore. In questo caso, avviene un’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico, che porta il corpo ad un rilascio di adrenalina, aumento della tensione muscolare, incremento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria. L’attivazione di questo sistema può portare alla salvezza, tramite lotta o fuga oppure in caso contrario può far aumentare il panico.

L’attivazione di uno dei due sistemi dipende molto da come la vittima percepisce la situazione. Nei casi di improvvisa emergenza, il 75% delle persone smette di ragionare razionalmente bloccandosi, senza elaborare un piano di fuga. Il 15% riesce a rimanere razionale, formulando un piano di attacco /fuga. Il 10% perde la capacità di ragionare e reagire, a volte provocando danni a sé stessi e agli altri.

Consapevolezza dell’aggressione

Due forti componenti psicologiche che entrano in gioco nelle situazioni di aggressione sono: autostima e sense of agency, ovvero quanto “riteniamo di valere “e quanto “pensiamo di farcela”.

Una persona che ha più dimestichezza con le arti marziali o nella difesa personale, avrà un maggior “sense of agency” rispetto ad una persona che non ha competenze nel campo e  se  abituata all’attività fisica, si sentirà maggiormente in grado di sostenere una fuga correndo per un tempo prolungato rispetto ad una con uno stile di vita sedentario.

Un altro aspetto molto importante è la capacità di leggere in modo adeguato il contesto, comprendendo le intenzioni del potenziale aggressore, facendo mente locale sulle risorse che si hanno per fare fronte ad un’eventuale situazione di minaccia e sui limiti che l’ambiente pone.

Essere consapevoli delle proprie capacità di gestione dello stress, capacità di problem solving e una buona preparazione fisica o conoscenza di tecniche di difesa personale sono risorse valide in una situazione pericolosa. Valutare con attenzione l’ambiente che ci circonda per mettere in atto un possibile piano di fuga o di lotta.

Consigli utili per evitare un’aggressione

La valutazione della situazione è necessaria e deve essere il più realistica possibile, per evitare l’aggressione o violenza. La cosa fondamentale è non entrare in combattimento.

Seguendo queste regole si può evitare una situazione di pericolo:

  • Non isolarsi, cercando di stare in luoghi con persone, nel caso non fosse possibile, cercare di allontanarsi il più velocemente possibile dalla zona ed evitare di isolarsi con cuffie e musica. Bisogna rimanere vigili.
  • Se si avverte il pericolo, cercare di entrare in un locale o salire su un mezzo pubblico.
  • Tenere le chiavi di casa a portata di mano per evitare di perdere tempo.
  • Munirsi di uno spray al peperoncino (da usare in modo appropriato).
  • Essere remissivi, cercando di non stimolare un atto di violenza.

In caso in cui ci si trovi a lottare con l’aggressore, cercare di colpire le parti “sensibili”: genitali, occhi e gola. Ogni gesto deve essere essenziale e deve essere diretto a uno di questi punti. In questo modo avremmo la possibilità di allontanarci dall’attacco mettendoci in fuga e chiedendo aiuto.

Bibliografia

https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/dinamica-della-violenza